lunedì 22 febbraio 2016

Qui i giornalisti si offenderebbero? da Durex un gift unconventional


Brevissimo post, che si commenta da solo.

Durex, per San Valentino, ha pensato bene di omaggiare i giornalisti, con un bouquet del tutto particolare: invece dei fiori, del lubrificante.

Ah, stiamo parlando della Gran Bretagna.
Qui in Italia... non so. Di sicuro qualcuno avrebbe gridato all'Epic Fail.
E avrebbe visto la cosa come insulto... chessò, legando il prodotto alla attuale condizione professionale della categoria... robe così.

Io non so se avrei proprio gradito :-) Però è una trovata interessante... anche se fa sempre riflettere che non sempre essere creativi è esente da rischi :-)


venerdì 19 febbraio 2016

Strategia Digitale: qui è dove ci intervistano :-)

Strategia Digitale Manuale, come si fa?
Con una certa soddisfazione, vediamo che Strategia Digitale, in nostro libro (di Giuliana e mio) continua non solo a vendere bene (per quello che può fare un manuale di marketing...) ma anche a attirare attenzione.

Così è stato per Guida Digitale, che ha voluto farci una video intervista (via Skype e con alcuni oceani di mezzo... ah, le meraviglie della scienza e della tecnica).

Insomma, qui c'è l'intervista che racconta un po' come la vediamo sulla Strategia Digitale e sul nostro libro.
Non so bene se interessa, ma già che ci siamo la posto :-)




E se non sapete bene cosa sia il nostro manuale di Strategia Digitale, sotto vi piazzo il messaggio publiredazionale :-)


------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------


Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. 

Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. 

Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori.

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).



mercoledì 3 febbraio 2016

Stunt musicale di Subaru: togli il pedale dell'acceleratore e...


Altro esempio di stunt, questa volta automobilistico e musicale.
Ingredienti principali: una Subaru WRX, un driver e un chitarrista emergente - Harts.

Il senso del mix: la Subaru è una macchina potente e rombante. Il giovine Harts è un chitarrista aggressivo e ruggente. Veloce e Hendrixiano. Ci stanno, insieme.




L'operazione: sradicare il pedale dell'acceleratore dall'auto.
Sostituirlo con un pedale wah wah (un effetto per chitarra, anche lui molto hendrixiano).
Aggiungere un amplificatore per chitarra e collegare il tutto.

In sostanza: il driver guida schiacciando il pedale wah, che funge anche da acceleratore. Però per dare l'effetto sonoro deve "telegrafare" con l'acceleratore. Sul sedile dietro il chitarrista spara note a manetta e il suo sound dipende anche da quanto e come schiaccia il driver. 

Insomma, suonano insieme e se guardate il video facciamo prima.



Introducing the new 2016 Subaru WRX 'W-WAH-X' Premium. Legendary Performance. Classic Sound. See what happens when we replace a WRX accelerator pedal with a legendary “Wah” guitar effects pedal, then invite gun-guitarist Harts to play fast and loud. #WWAHX 

Nota (solo) per i musicofili: il pedale, per la cronaca è un Dunlop Cry Baby.

Molto interessante notare che l'emergente (e bravo) musicista suona una Squier  - che sarebbe un po' la seconda linea economica di Fender, fatta in Cina.
In realtà chitarre che vanno benissimo e alcune costano di più di certe Fender. E poi gira sempre il mito che ogni tanto gliene esce qualcuna, di Squier, che suona meglio di Fender made in USA che costano 3-4 volte tanto...

Al di là degli ovvi accordi di sponsorizzazione del musicista da parte della casa produttrice, si deriva dal video che è meglio uno che c'ha il manico e che suona una chitarra snobbata dagli "headstock snob" che uno negato (come me) che suona una Fender Custom Shop (che proprio per quello non mi comprerò mai).

mercoledì 20 gennaio 2016

Moda, Burberry, Snapchat: un'operazione molto digitale e molto PR prima della sfilata

Oggi parliamo di Burberry. Una delle aziende di cui si dice che il digitale ha realmente svoltato il business.

Un'azienda con un approccio di comunicazione sempre innovativo e dove il digitale ha un peso rilevante.. anche se la marca affonda le radici nella tradizione.

L'ideona è stata spoilerarsi da sola.

In una interessante operazione di relazioni pubbliche digitali in ambito fashion (che poi si è trasformata in copertura media, on e offline).

Ovvero, invece di tenere segretissimi i modelli che avrebbero sfilato alla London Fashion Week, hanno pubblicato prima su Snapchat.

Qualche riflessione e approfondimento.
Il tema di tenere il segretissimo da parte delle aziende di moda sulle proprie collezioni è sempre stata una chiara tattica, un gioco per far aumentare tensione, curiosità e attenzione: caricare la molla in modo che alla "release" i media scaricassero a terra con più forza.

Oggi i media contano meno, tutto è on demand, in real time, forse il gioco del segreto non funziona più come prima, è scontato. E allora magari paga di più (e sicuramente fa più notizia) fare il contrario.

E paga (sempre?) generare buzz, anche perché c'è stato un ricambio generazionale nella loro clientela e paga essere percepiti come innovatori (per un marchio così classico).

Dal nostro punto di vista paga anche la generazione di buzz, l'operazione in termini di Relazioni Pubbliche; dove se la collezione magari non fa notizia, non è dirompente (e quindi magari anche più trasgressiva, e di conseguenza più difficile da vendere in numeri consistenti), la comunicazione del prodotto diventa essa stessa oggetto di comunicazione e strumento di brand building, attenzione, engagement.

Qualche citazione:
"In a first for a major fashion brand, Burberry will preview the show on Snapchat the evening before as the finishing touches are being made at the brand’s London studio, inviting the app’s 100 million users to see it before it is officially showcased. The entire footage will then disappear 24 hours later."

"The night before the showBurberry will give Snapchat users a sneak peek of the looks that will be on the runway. And while some designers have been known to tease their collections online with a look or mysterious snippets of a coat or dress, the brand will be revealing significantly more via short videos on the platform."

"The preview allowed Snapchat users to follow the brand's story, which featured items from the collection as well as a look inside the make-up choices for the London Fashion Week show, a whole day before it hit the catwalk."

L'iniziativa è interessante e merita di essere guardata con cura, motivo per cui vi metto (come al solito) qualche link di approfondimento, articoli scritti da giornalisti che sicuramente sono più bravi di me a interpretare l'operazione...

Video da guardare (come arrivare in TV...):


Se siete interessati, ecco il video della sfilata in oggetto:




Approfondimento:







mercoledì 13 gennaio 2016

L'importante è che si parli di noi? Ma non a qualsiasi costo #PRDigitali


Buon anno, un augurio sincero che sia un anno buono davvero.

Ho deciso di iniziare l'anno, per quanto riguarda questo blog, approfondendo un tema cui ho accennato sul libro (il Manuale di Relazioni Pubbliche Digitali, se siete arrivati su questo blog da Google e non sapete di cosa sto parlando, leggete sotto).

Il delicato tema di "purché se ne parli".

Ancora in queste vacanze ho avuto una discussione su un mezzo fail di un'azienda e mi sono confrontato con persone che sostenevano fosse una strategia, fosse calcolato a tavolino, che l'azienda avesse scelto di farsi criticare, di far parlare male di se'; perché la polemica, l'attacco è comunque un modo per "far parlare" dell'azienda.

E' quindi evidente che, anche se ne ho già parlato, c'è molto bisogno di parlarne ancora per evitare che qualcuno, sul lavoro, un domani si faccia del male e danneggi seriamente il brand per cui lavora...

La mia opinione, basata anche su un po' di anni di esperienza (che, credetemi, valgono di più che il "ho sentito dire...", "ho letto su Internet..:") è che:

Ho il sospetto che se Miley non fosse scandalosamente maiala (nell'immaginario) se la filerebbero in due o tre, nel mondo...


a) Far parlare male di se', fare polemica è una strategia classica e validissima. Ma in specifici ambiti. Tipicamente quando si tratta di comunicare un personaggio. Un attore, una donna di spettacolo, al limite un politico. Essere "controversial". Dividere le opinioni. Essere di rottura e non cercare l'appaisement, l'approccio di mediazione per piacere un po' a tutti. Essere un po' estremi, accettare gli insulti sulla base di "quello che non mi ammazza mi rende più forte".

Ogni volta che esce uno di questi articoli e la gente si scatena nelle critiche, un migliaio di persone si precipita a fare acquisti da Walmart, anziché dal proprio negozio abituale, vero?




b) per una marca, attacchi e critiche, specialmente se verosimili, credibili, con un minimo di base, sono pericolosi. Viviamo in un mondo dove la gente è pronta a incenerire le marche, a gridare al boicottaggio, a retwittare o ripostare su Facebook le bufale e gli appelli, un mondo in cui le aziende e le marche sono viste con un po' di sospetto, dove le banche sono cattive, le multinazionali del cibo ci vogliono avvelenare, le grandi industrie rendere schiavi. Quindi di benzina sparsa in giro ce n'è, non è certo il caso di accendere cerini.

Dopo questo fail e tutte le pessime conversazioni...
a tutti noi è venuta una gran voglia di comprare i prodotti dell'azienda, giusto?

c) in realtà la maggior parte delle persone se ne frega degli epic fail, che sono più una roba su cui ci divertiamo noi addetti ai lavori. Non insorge e non grida allo scandalo, quella è una roba da attivisti. Ma, con più sobrietà, si porta a casa una sensazione di disagio, si fa un breve appunto mentale "quell'azienda lì è un po' stronza", nel dubbio dice alla moglie "ho sentito dire che l'azienda X ha fatto Y. Non so se è vero, ma nel dubbio per un po' compriamo altro".



d) in un mondo dove prodotti e prezzi sono sempre più simili e sostituibili, una parte importante della differenza la fa la marca. Ed è la marca insomma che ci fa fare le quote di mercato, in tenate situazioni. La marca è la descrizione dell'essere dell'azienda, del prodotto, è la personificaziopne. Sentir parlare male di una persona, foss'anche attraverso una sottile ma ben confezionata calunnia, inevitabilmente ci porta a una srta di riesame di come la vediamo, di cosa ne pensiamo. E quindi di quanto la preferiamo e, alla fin fine, di cosa facciamo sul punto vendita.

e) se l'azienda ha questa ossessione del "far parlare"... ma perché? Davvero si parla poco ? E perché si parla poco? Forse il problema è alla radice, non nel come si comunica. Inoltre, se di una marca si parla poco, non c'è molto da dire, la percezione nella testa delle persone è scarsa, probabilmente sfocata, l'imprinting è debole. In questa situazione di vulnerabilità, mettere nel cervello delle persone dei messaggi negativi rischiano di catalizzare una percezione più chiara e più forte: di quella marca se ne parla. E male. Quindi, meglio starne lontani...

Del suo nome, tutti si dimenticheranno.
Verrà ricordata come "quella che..." (probabilmente con qualche aggettivo poco lusinghiero in aggiunta)


f) e, per finire: sì, è vero che quando c'è un fail, spesso aumentano i like alla pagina Facebook. Molta più gente inizia a seguirla. C'è da domandarsi perché. Per andare a capire e prendere una posizione equilibrata? per seguire la faccenda da esperti? Per godersi lo spettacolo dell'insulto e delle minacce? Certo che se più gente va sulla pagina della marca e vi trova decine o centinaia di insulti, di verità rivelate, di oscuri retroscena... il volume della voce delle persone che parlano male è più forte (e spesso, più credibile) del volume della marca. Siamo sicuri che tutte queste conversazioni negative ci facciano bene?

Posso accettare che i non addetti ai lavori considerino gli addetti alla comunicazione dei "mad doctor", ma mi spaventa che lo faccia chi studia (o pratica) il marketing...


g) no, adesso finisco sul serio. Una strategia basata sulla provocazione, sul generare negatività che poi ci tornino utili, è una strategia molto sofisticata e delicata. Non è semplice evitare che ci scoppi in mano e diventi un disastro. Richiede talenti e competenze, gente in gamba e esperta sul serio. Ma se abbiamo queste risorse di pregio a disposizione, chi ce lo fa fare di avventurarci su una strada così pericolosa? Con gente brava si riesce a fare parlare di noi. E pure bene. Quindi...


Ed ecco lo spottone del libro:

RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI

Pensare e creare progetti con blogger, influencer e community di Roberto Venturini (Autore)


Generare notizie, contenuti e conversazioni per costruire un'opinione positiva della nostra marca, prodotto o servizio, attraverso il coinvolgimento di influencer e blogger: in questo consistono le PR digitali, attività di comunicazione che danno visibilità, rendono più "notiziabile" un evento, aiutano a ottenere un'esposizione mediatica, a entrare nei discorsi delle persone. 


Anche nelle PR digitali un'operazione di successo deve combinare strategia e creatività. E in questo sta la difficoltà maggiore: se è relativamente facile "essere creativi", molto più complesso è farlo seguendo un solido pensiero strategico e in modo funzionale ai risultati del business. Solo avendo chiare le logiche e i meccanismi, le opportunità e i rischi delle PR digitali, sarà possibile sviluppare azioni strategicamente creative ed efficaci. 

Il libro vuole proporre strumenti per pensare e creare progetti solidi. Non è un semplice manuale "operativo" inevitabilmente destinato a rapido invecchiamento: il libro dedica ampio spazio al trasferimento delle riflessioni strategiche maturate dall'autore in anni di professione e alla trasmissione di ciò che ha imparato lavorando in prima persona. 

Dalla definizione di che cosa sono (e non sono) le PR digitali all'analisi di che cosa è lecito aspettarsi da questa attività; dall'importanza della reputazione agli strumenti per gestirla e monitorarla; dall'individuazione degli influencer alle modalità per lavorare insieme...

Potete vederlo (e, volendo, comprarlo) qui :
http://www.amazon.it/dp/8823834724

lunedì 21 dicembre 2015

Relazioni Pubbliche, Brand Awareness e Brand Equity...approfondimento al libro #RelazioniPubblicheDigitali

http://www.brandingstrategyinsider.com/


Come promesso, un nuovo approfondimento al libro Relazioni Pubbliche Digitali, a cui questo blog fa riferimento e a cui serve per integrare e approfondire, uscendo dai draconiani vincoli di spazio della carta...

Tra le operazioni più di valore che la comunicazione (e nel nostro caso, le Relazioni Pubbliche Digitali) sono chiamate a fare, ci sono le attività legate alla costruzione della marca.

Sintetizzando, ci sono due macro aree che riassumono gran parte delle attività:

  • Le attività di Brand Awareness
  • Le attività di Brand Equity

Attività di Brand Awareness

Sono le attività che costruiscono la notorietà della marca. Fanno sapere al mondo che noi e il nostro brand esistiamo.
Perché, se non esistiamo nella mente delle persone, non vendiamo. O siamo visti, sugli scaffali del supermercato, sulla scheda elettorale, come delle non entità, prive di valore in quanto non note o poco note.

Quindi la Brand Awareness è un fattore competitivo.
E le Relazioni Publiche possono e devono contribuire - ovviamente in sinergia con le altre forme di comunicazione
Partendo quindi dal diffondere la buona novella che esistiamo: ai giornalisti (online / offline) agli influencer, ai blogger. A chi può essere interessato (davvero) che è arrivata una nuova marca, che fa cose interessanti - per il pubblico tutto o per specifiche nicchie.

Attraverso sponsorizzazioni, eventi, attività di street marketing e su YouTube... come si dice (ed è orrendo, detto così) "far girare" il marchio. Anche perché la costruzione di percezione di una marca passa anche attraverso la sua ubiquità, la frequenza con coi ne veniamo in contatto. Si parla di familiarità.

Ecco un paio di casi di Relazioni Pubbilche (digitali e non) focalizzate sulla costruzione di awareness:

TED: In Argentina il passaparola viaggia in Taxi


Attività di Brand Equity

Un esempio di sintesi della Brand Equity: http://www.singularbrand.com/harley-davidson.html
La Brand Equity è il condensato dei valori percepiti di una marca. Effettivamente percepiti, attenzione, non quelli che abbiamo messo in un qualche piano. Quello che la gente recepisce davvero.

Qui le PR possono giocare un ruolo molto forte. Più che l'advertising, che è costretto a condensare in pochi secondi di pubblicitese messaggi ovviamente artificiali.

Qui si potrebbero scrivere libri, ma ovviamente una delle aree più importanti (e più popolari in questo momento) è quella dello storytelling. Un buon esempio di come si può costruire equity.

Raccontare una storia dell'azienda, delle sue persone. Dove i valori si vedono sul campo. Dove l'artigianalità si vede dai filmati, dove l'impegno ecologico si vede dai dati.

Dove, attenzione, i valori della marca sono interessanti e appetibili per il proprio pubblico. Perché l'onestà e l'impegno prendono varie forme, non tutte credibili e interessanti per il nostro specifico pubblico e il nostro specifico mercato.

Ed ecco alcuni casi di azioni di comunicazione e di PR Digitali che lavorano proprio sul fronte della Brand Equity:

Il Gratuito Matrimonio del Signor Burger con la Signorina King.



E a questo punto ne approfitto per includere anche uno spottone del libro, dato che è un po' di tempo che non lo faccio :-)

RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI

Pensare e creare progetti con blogger, influencer e community di Roberto Venturini (Autore)


Generare notizie, contenuti e conversazioni per costruire un'opinione positiva della nostra marca, prodotto o servizio, attraverso il coinvolgimento di influencer e blogger: in questo consistono le PR digitali, attività di comunicazione che danno visibilità, rendono più "notiziabile" un evento, aiutano a ottenere un'esposizione mediatica, a entrare nei discorsi delle persone. 


Anche nelle PR digitali un'operazione di successo deve combinare strategia e creatività. E in questo sta la difficoltà maggiore: se è relativamente facile "essere creativi", molto più complesso è farlo seguendo un solido pensiero strategico e in modo funzionale ai risultati del business. Solo avendo chiare le logiche e i meccanismi, le opportunità e i rischi delle PR digitali, sarà possibile sviluppare azioni strategicamente creative ed efficaci. 

Il libro vuole proporre strumenti per pensare e creare progetti solidi. Non è un semplice manuale "operativo" inevitabilmente destinato a rapido invecchiamento: il libro dedica ampio spazio al trasferimento delle riflessioni strategiche maturate dall'autore in anni di professione e alla trasmissione di ciò che ha imparato lavorando in prima persona. 

Dalla definizione di che cosa sono (e non sono) le PR digitali all'analisi di che cosa è lecito aspettarsi da questa attività; dall'importanza della reputazione agli strumenti per gestirla e monitorarla; dall'individuazione degli influencer alle modalità per lavorare insieme...

Potete vederlo (e, volendo, comprarlo) qui :
http://www.amazon.it/dp/8823834724

martedì 1 dicembre 2015

Domino Pizza e lo stunt del telecomando ordina pizza (come il bottone Dash di Amazon...)

Domino Pizza non è per nulla nuovo agli stunt - anzi ritengo si possa dire siano una parte importante della loro strategia.

Creare eventi con un certo wow factor (vedi sotto) per generare notizie in un business dove il massimo delle news è che adesso fai la versione doppia mozzarella.

Strategia direi molto anglosassone - e sicuramente molto, molto poco applicata da noi, dove si preferisce pareggiare la partita e non farsi notare troppo piuttosto che rischiare con attività di comunicazione coraggiose.

Tornando al caso: Domino Pizza ha pensato di distribuire a un numero limitato di clienti un simpatico bottone che, via Blutooth, fa scattare senza altri interventi l'ordine di una pizza. Un telecomando, insomma.

Il concetto è che i fortunati possessori del bottone del comando registrano i propri dati e la pizza preferita. Da qui in poi, un tocco e via.

L'idea è originale della sua applicazione ma non originalissima di per se': è infatti da qualche tempo che Amazon ha messo a disposizione dei clienti i Dash Button, una serie di bottoncini adesivi "monomarca".


Metti il bottone del dentifricio in bagno. Quando lo finisci premi una volta il bottone e un tubetto viene messo nel tuo carrello di Amazon. Metti quello di Ariel in lavanderia. Quello del Gatorade in palestra.Quello del salvagente in piscina. E così via.

Insomma sempre meno spazio e sempre più tecnologia tra il sorgere dell'impulso d'acquisto e la sua soddisfazione...

Il ragionamento quindi è su come e quanto Domino sia riuscito a far parlare di se'. E guadagnarsi "free media exposure" dal valore non trascurabile (se volete guardarla dal punto di vista del ROI).

E la cosa più interessante è che hanno solo annunciato che lo faranno (a partire da Dicembre): quindi è bastata l'operazione di RP a far partire il buzz. A questo punto basta che ne distribuiscano poche decine, investano poche sterline in una competizione sui social (annunciata anch'essa) che permetterà di essere tra i fortunati (amplificando ulteriormente la portata dell'operazione) e il gioco è fatto.

Specialmente considerando che sono atterrati su media (come Engadget) che mi sembrano molto in linea con il loro target... e che un'operazione UK ha fatto parlare di se' un po' in tutto il mondo...

Appendice: ecco alcuni degli stunt di Domino Pizza di cui ho parlato:

Il sogno lunare (infranto?) di Domino Pizza - e la centralità della strategia.