mercoledì 24 giugno 2015

Blogger: consulente o media? Relazioni Pubbliche Digitali [Approfondimento]


Rapido pensiero, o meglio (spero) spunto di riflessione.
Elaborando su un pezzo del manuale di Relazioni Pubbliche Digitali.

Diciamocelo onestamente: i tempi romantici dei blog sono un po' finiti.

Quelli dove era una parolaccia dire, "io monetizzo". Dove bisognava essere duri e puri e lavorare (tanto) per far un blog bello. Che qualche persona leggeva. Sostenendo di tasca propria anche qualche costo e trascurando la famiglia e le proprie passioni in cambio della soddisfazione di fare un blog che ritenevamo bello.

Senza alcun secondo fine (se non quello del personal branding... :-)))

Oggi il mondo del blogging è un mondo che in parte (piccola, numericamente) fa girare un po' di soldi (ancora pochi) e dove un po' di persone hanno visto una possibilità di arrotondare fatturando qualche euro l'anno. E, pochissimi, vedono un modo di avere una propria attività che in tutto o in parte li mantenga.

Il blog quindi come strumento di comunicazione.

In parte un media, perché c'ha la sua bella audience, perché si paga, perché come conseguenza si può calcolare il costo/contatto e fare dei bei ragionamenti come se fosse la TV (Il fatto che siano ragionamenti non applicabili allo strumento è secondario rispetto alla comodità di non doversi inventare modelli di ragionamento e pensiero diversi da  quelli cui da decenni è abituato il mondo delle aziende).

In parte strumento di comunicazione in termini di PR Digitali - perchè fa leva sull'influenza del blogger (o del brand del blog).

In sostanza il blogger mette il proprio lavoro a disposizione del brand, per aiutarlo a comunicare, a fare branding, a vendere. Un lavoro, quindi giusto sia remunerato.

Anche perché, se uno recensisce televisori per passione, senza volere ingerenze e interferenze dai produttori, deve essere molto ma molto benestante, per comprarseli di tasca propria e testarli senza sentirsi influenzato dal fatto che glieli hanno prestati :-)

Uno scenario dove il blog si pone come partner di comunicazione e non come media tout court. Perché la pubblicità non aggiunge una forma di influenza, di endorsement, è neutra. Il mezzo in cui è contenuta aggiunge o toglie poco/nulla al messaggio pubblicitario.
E qui si potrebbero fare lunghi discorsi sui boog che sono diventati nel frattempo dei veri e propri magazine - quindi più media che altro. E prima o poi il discorso lo faremo (niente contro, beninteso...)

Diverso è il caso del blogger.
Dove la persona, la sua credibilità, aggiungono valore al messaggio su marca e prodotto.
Qui il rischio di una eccessiva "monetizzazione" è che ci sia un incentivo a vendersi platealmente.

Da qui in poi cito il manuale:
"il rischio che il blogger entri in una logica dettata più dalla massimizzazione dei fatturati che dalla qualità del suo prodotto editoriale. Il rischio è che, a fronte della disponibilità delle aziende a pagare per avere post su blog di successo, i blogger inizino a moltiplicare il numero di post dedicati alle recensioni dei prodotti degli investitori. Magari uscendo dalla propria nicchia di specializzazione per allargarsi ad altri ambiti, per risultare appetibili per un numero maggiore di aziende. Trasformando il blog (in un caso estremo) in un bollettino di prove prodotto e post magnificanti marche e aziende. Di nuovo rischiando di abbattere l'interesse del pubblico a causa del crollo della qualità del loro prodotto editoriale.

Non solo: è evidente che una recensione negativa di un prodotto / evento non piacerebbe all'azienda che potrebbe etichettare il blogger come "inaffidabile" (nella logica che ti pago perché tu parli bene di me). E questo genererebbe un'interruzione della collaborazione tra azienda e blogger, potenzialmente abbassando i fatturati del blog. Naturale allora che il blogger / imprenditore della comunicazione possa decidere di essere molto attento a quello che dice e comunque avere sempre un approccio positivo ai prodotti degli investitori. Se a questo punto il blog si trasforma in uno strumento di propaganda basta poco perché qualche lettore incappi in un'esperienza personale del tutto difforme dalla recensione del blogger. E ne parli in Rete. Che si generi insomma una polemica rispetto al valore che ci si attende dal blog. E che quindi questo approccio biecamente commerciale porti il singolo blog a perdere utenti o a generare la percezione di tutto il sistema dei blog come non più "credibile".


Se il tema vi interessa, potete approfondirlo su Relazioni Pubbliche Digitali, il primo manuale sulle PR Digitali :-)